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"QUANDO NON C'E' PESCE"
A mio avviso un pescatore subacqueo non dovrebbe mai usare l'espressione "non c'è pesce".
Il primo meccanismo difensivo di una preda nei confronti dei predatori è quello di non farsi vedere.
Alcune specie adottano questo sistema quasi come esclusiva tecnica di difesa tramite un mimetismo pressochè perfetto ,vedi i polpi,gli scorfani le rane pescatrici etc.
Ma qualsiasi pesce adotta comunque in parte questo stratagemma per sfuggire alla cattura.
Primo sfruttando una colorazione mimetica che lo celi a uno sguardo disattento e poi con un comportamento accorto nei movimenti e nei percorsi di fuga.
Un po' come avviene a guardia e ladri, noi cerchiamo di scovare e sorprendere le nostre prede mentre loro cercano di nascondersi e fuggire.
Il fatto di non avvistare pesce in un tratto di costa non è quindi sinonimo di assenza di pesce ma può semplicemente voler dire che non lo abbiamo cercato bene o lo abbiamo cercato nei posti sbagliati.
In effetti la prima sensazione che si prova nelle prime battuta di pesca è la totale assenza di pesce,o per lo meno dei pesci degni di cattura e di una certa dimensione.
Da principianti si avvistano solo pascetti: saraghetti da un etto, sciarrani,cefalotti etc.
Ma dove sono quelli grossi, quelli che si vedono nelle foto?
Semplice: intorno a noi, ma non si fanno vedere!
Gli esemplari più grossi sono evidentemente i più smaliziati (altrimenti non sarebbero diventati grossi ma sarebbero stati catturati prima) poichè sono gli esemplari che hanno più esperienza di vita,hanno avuto più incontri con il subacqueo e con i predatori e rivestono un'importante funzione di guida e di esperienza per gli altri membri della specie.Questo è particolarmente evidente nei pesci gregari come i saraghi tuttavia anche i tra i predatori che hanno comportamenti più individualisti gli adulti sono una guida per i giovani che imitano il loro comportamento.
Prendiamo come esempio il sarago.
Il sarago è uno sparide che può raggiungere, nel nostro mare,dimensioni anche oltre i 2 Kg.
Ma se noi consideriamo gli avvistamenti e le catture solo occasionalmente riusciremo a catturare esemplari superiori al Kg di peso; saraghi oltre tale peso sono molto rari e quelli al limite del peso, sembrano non esistere.
Questo perchè più sale la taglia più gli esemplari sono così smaliziati che non si fanno neanche vedere.
Pensiamo anche alla predazione animale: le prede ad essere catturate con più frequenza (pensiamo al leone nel branco di gazzelle) sono i cuccioli perchè più deboli.Gli esemplari più grandi e più forti oltre ad essere i più accorti sono anche i più protetti dal branco.
Per questo motivo in una battuta di pesca riveste importanza primaria la perlustrazione del territorio.
Fin dal nostro ingresso in acqua vanno evitati ,rumori,movimenti scomposti,capovolte mal fatte,una pinneggiata rumorosa, tutti elementi che allertano il pesce e lo fanno fuggire prima di avvistarlo.
Il territorio va frugato con accuratezza per scovare ogni segnale di presenza del pesce.
Anche la profondità delle nostre immersioni va variata per scovare la più idonea alla pesca di quella giornata.
Uno degli errori più comuni è quello infatti di pensare che il pesce sia sempre in profondità tralasciando le immersioni a profondità minore.
Ricordo a tal proposito una battuta di pesca con amici nelle acque di La Spezia.
Era una giornata dove enormi branchi di cefali erano a riva, praticamente in un palmo d'acqua,per l'accoppiamento.Grosse femmine con esemplari anche superiori ai 2 Kg erano circondate da una moltitudine di maschi che cercavano di fecondarle. La cattura era abbastanza semplice perchè l'evento dell'accoppiamento rendeva tutti i pesci distratti e poco attenti al subacqueo,tanto che dopo qualche cattura direttamente dalla superficie smisi di sparare.
Ebbene, arrivato al gommone, i miei amici si stupirono perchè non ne avevano visto neanche uno. I pesci erano cosi a terra che immergersi anche a poca distanza da riva precludeva qualsiasi avvistamento!
Quando usciamo dal mare senza aver visto un pesce forse quel giorno i pesci erano sotto le nostre pinne ma noi non li abbiamo visti!
Meglio dunque dire "non ho visto un pesce" piuttosto che "non c'era un pesce".
Questo atteggiamento mentale ci sarà utile anche per considerare la pesca subacquea non come un incontro fortuito con il pesce ma come una vera e propria attività di caccia e di cattura.
Stefano.
"LA PESCA NEL TORBIDO"
Spesso chi mi scrive si lamenta della torbidità del mare incontrata durante una battuta di pesca.
L'acqua torbida è una condizione del mare, durante certi periodi dell'anno, con cui dovremmo volente o nolente fare i conti, e si incontra soprattutto in autunno inverno,perlomeno nel nostro tratto di mare.
Le potenti mareggiate che smuovono il fondo,le piogge e i fiumi in piena che trascinano i detriti in mare, unito al fenomeno dell'inversione termica (fenomeno per cui gli strati più profondi del mare con i premi freddi ,essendo più caldi di quelli superficiali,poiché l'acqua si scalda e si raffredda più lentamente dell'aria, tendono a salire portando con sé i sedimenti) producono questo effetto.
E' dunque un fenomeno del tutto normale,da considerare come un momento della vita del mare e non come una anomalia da rifuggire.
La sensazione di ansia che colpisce nelle prime immersioni nel torbido è del tutto normale.
Il tempo e la pratica la faranno scomparire e battuta dopo battuta ci troveremo sempre più a nostro agio.
Ora ci dobbiamo porre la questione di come affrontare l'acqua torbida nella maniera più proficua cercando di volgere a nostro favore una situazione che a prima vista sembra sfavorirci.
Perchè con il mutare delle condizioni di visibilità dovranno forzatamente mutare anche le nostre tecniche e le nostre strategie di pesca
.Il torbido ci svantaggia per certi aspetti ma ci avvantaggia per altri.
Se è vero infatti che è più difficile avvistare il pesce, è altrettanto vero che anche il pesce ha maggiore difficoltà ad avvistare noi e dunque a darsi alla fuga. E' dunque relativamente più facile accorciare le distanze di tiro, soprattutto in assenza di ripari, perché sarà lo stesso torbido a celarci alla vista del pesce che spesso si avvicina proprio per distinguere meglio ciò che gli sta davanti.
Non dimentichiamo che tutti i predatori del mare solitamente si mettono in caccia con condizioni del mare avverse proprio per sfruttare a loro vantaggio la scarsa visibilità e i rumori che li rendono meno avvertibili dalle loro prede.
Pensiamo alle spigole che sono maestre nel nascondersi nella schiuma provocata delle onde sugli scogli per poter sferrare attacchi improvvisi.Anche le lecce, i pesci serra e i barracuda battono il sottocosta preferibilmente con il mare in scaduta e scarsa visibilità.
Anche noi, in acqua,armati del nostro fucile,siamo dei predatori,e dunque è ai grandi predoni del mare che dobbiamo ispirarci.
Quando l'acqua è torbida, ovviamente è impossibile avvistare il pesce dalla superficie.
L'immersione avviene dunque alla ceca e dobbiamo avvistare e concludere la cattura nella stessa immersione.
E' chiaro che una delle chiavi del successo di questa tecnica è quella di capire quali sono i punti della costa che stiamo battendo dove con più probabilità possiamo incontrare il pesce, per non immergerci nel nulla.
Se già conosciamo la zona è opportuno fidarci degli incontri fatti in precedenza in quel tratto di mare. Ricordiamo sempre però che la stagione e le condizioni del mare influenzano i movimenti dei pennuti per cui un bassofondo tralasciato in estate può diventare fonte di belle catture in altre stagioni, o viceversa un fondale che ci ha dato soddisfazione d'estate può essere totalmente da tralasciare in altri momenti e dunque dobbiamo sempre confrontare situazioni simili tra di loro.
Se invece ci immergiamo in un tratto di costa sconosciuto,dobbiamo affidarci oltre che al nostro istinto di pescatori, alle nostre conoscenze del mare.
La stagione propizia per certi incontri,le condizioni del mare,il tipo di fondale,devono guidare le nostre immersioni.
Per quanto riguarda la tecnica, io adotto, un misto di agguato e aspetto.
Le due componenti,quella dinamica dell'agguato e quella statica dell'aspetto, vanno mixate in proporzioni differenti a seconda delle condizioni di visibilità.
Tanto più la visibilità diminuisce tanto più i nostri movimenti devono essere ridotti per evitare incontri improvvisi senza possibilità di cattura.
Inoltre poiché abbiamo bisogno di un minimo di tempo per mettere a fuoco,dobbiamo intervallare gli spostamenti con pause per guardarci intorno.
Il limite estremo è la scarsissima visibilità dove la nostra unica chance è l'aspetto puro, in attesa che dalla nebbia compaia qualche preda.
Pescare con l'acqua torbida superati i primi momenti di spaesamento, diventa col tempo una esperienza divertente e redditizia.
Perché certo non avremo di fronte l'invitante limpidezza del mare, ma vedersi comparire dal nulla,a pochi centimetri dalla punta del fucile,il testone di qualche bel pesce è un'esperienza veramente emozionante.
Stefano.
"I POSTI DELLA PESCA SUBACQUEA"
Ho spesso l'impressione che chi mi contatta per andare a pescare lo faccia nella speranza che io gli possa rivelare posti pescosi a lui sconosciuti.
E' convinzione comune, soprattutto dei principianti, che per pescare con successo bisogna conoscere i posti giusti;chi fa belle pescate le fa perche' conosce i posti.
In questi famosi posti il pesce e' addormentato e abbondante e si fa' catturare senza difficolta'.
Questa convinzione e' secondo me una trasposizione nella pesca subacquea di quello che si sente fare nella pesca professionale dove i pescherecci o i piccoli pescatori si recano in zone ben precise e conosciute per calare le reti o i palamiti.
Ma chi li conosce questi posti?
Chi li ha mai visti?
Forse in qualche isola sperduta dell'Indonesia.
L'unica possibilita' di trovare una zona del genere e' quella di imbattersi in un posto dove i pesci non conoscano l'uomo e il fucile subacqueo.
Credo che ormai in tutta Europa non esista piu' un luogo del genere.
Vediamo allora di fare un po' di chiarezza.
Come dobbiamo considerare la pesca subacquea.
Nella pesca subacquea dobbiamo considerare due componenti; il primo,e secondo me il piu' importante, e' la conoscenza del mare,l'altro e' la tecnica di caccia.
La conoscenza del mare e' la componente che ci permette di immergerci dove c'e' il pesce.
La componente tecnica e' quella che ci permette di catturarlo.
Per il successo di un'azione di pesca ciascuna componente non puo' vivere senza l'altra.
E' inutile avere un infallibile fiuto per il pesce se poi lo spaventiamo con una capovolta mal fatta o sbagliamo il momento del tiro.
Cosi' come e' perfettamente inutile essere dei pesci sott'acqua e avere tre minuti di apnea ma non avere la minima idea di dove si trovi il pesce e dunque immergersi sempre nel nulla.
Ecco perche' il pescatore subacqueo deve avere una conoscenza profonda del mare unita ad una valida tecnica di pesca.
Il pescatore deve conosce il mare cosi' come l'agricoltore conosce la terra.
O meglio, il suo mare e il suo territorio in quanto ogni zona e' diversa da un altra.
La conoscenza del territorio di caccia e' fondamentale per applicare al meglio la tecnica di pesca
Il territorio e' quello che noi sfruttiamo per applicare la tecnica di caccia.
Ma cosa significa conoscere il territorio?
Significa conoscere perfettamente la conformazione dei fondali in ogni tratto di costa che costituisce la nostra abituale zona di pesca.
In un tratto c'e' una franata che scende ripida e profonda,piu' in la' un bassofondo di ciottoli,oltre alcune punte e una caletta,piu' al largo una zona di grotto etc.
Questo ci permette di impostare la nostra battuta non casualmente ma in funzione della stagione, delle condizioni del mare,del vento etc. e di aspettarci in un tratto di costa certi incontri piuttosto che altri.Ci permette inoltre anche in condizioni di mare torbido,di sapere il fondale che incontreremo pur immergendoci senza vedere il fondo.
Se per esempio in inverno con acqua torbida penso di incontrare i cefali che strisciano nel bassofondo e' inutile che scelga come zona una franata adatta ai saraghi, viceversa se mi aspetto di trovare i saraghi che mangiano a riva e' piu' opportuno scegliere una zona ripida e ricca di anfratti e rocce incrostate di molluschi.
Particolarmente per i predatori che solitamente cacciano o transitano in zone ben precise come le lecce,i pesci serra,le ricciole,i dentici e anche le spigole dovremmo indirizzarci in zone particolari come le foci, le punte,i bassifondi,o le franate profonde e dunque dobbiamo sapere dove trovarle.
Conoscere la zona mi portera' senza esitazioni in quel tipo di fondale.
Le zone dove io vado a pesca e dove porto chi mi contatta sono quelle che si vedono sul sito e che chiunque puo' raggiungere facilmente.
Non ho posto segreti.
Un eccezione a questo discorso riguarda la pesca in tana.
Nella pesca in tana capita oramai veramente di rado di individuare una tana vedendo i pesci entrarvi dentro. Le tane si scoprono con un lavoro meticoloso di ricerca e mappatura del territorio.
Per praticarla con successo e' necessario conoscere i singoli buchi tra una moltitudine di anfratti.
Queste tane vanno poi segnate su una mappa o alcuni addirittura le memorizzano sul GPS per poterle ritrovare a distanza di tempo con precisione.
In questo cercare un ago in un pagliaio ecco che l'unico sistema e' prendere delle coordinate precise.
Se volete dedicarvi questa pesca allora buona fortuna e forse troverete "i posti".
Ma e' una pesca che io non pratico e che non mi interessa perche' la trovo noiosa e poco produttiva.
Stefano.
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